3° puntata
di Mariano Sessa
Tornando al vento, per le piante sul balcone, questa è una vera e pericolosa iattura. Basta una mezza giornata di vento con un po’ di sole e dobbiamo subito intervenire con l’innaffiatoio magari a neanche mezza giornata dalla precedente innaffiatura. Ad occhio l’acqua dai sottovasi viene risucchiata in un amen e sembra di stare continuamente in emergenza idrica. A questo si pone rimedio abbastanza facilmente … basta presidiare. Già, ma se uno deve assentarsi? Ho provato con discreto successo la posa nei vasi di conetti di ceramica per l’irrigazione che pescano acqua dai bidoncini piazzati vicini ai vasi (come si vede nella foto dei vasi impilati). È una buona soluzione che adotto soprattutto per periodi di assenza estiva a meno che non ci sia qualche anima gentile che si prenda cura delle vostre piante in tale situazione. Oppure rinunciate alle vacanze come faremo in tanti quest’anno veramente orribile. Anche nel periodo più caldo questi conetti sono un piccolo aiuto a non sbagliare troppo nelle irrigazioni. Esistono in commercio anche altri metodi più o meno fantasiosi e più o meno efficaci come, ad esempio, quelli con la bottiglia da impiantare rovesciata nei vasi, credetemi, sono da evitare. Ne ho provati diversi tipi ma sono un fallimento. La cosa più bella però sarebbe quella di poter installare un impianto di irrigazione come ho visto fare qui in città vicino a casa mia. Quando passo di lì, osservo e ammiro dal basso i bonsai (tali sono) che vivono da anni tutti in salute su quel balcone ancorati bene sul cornicione. È un balcone posizionato favorevolmente al primo piano all’angolo di una casa tra corso De Gasperi e via Caboto. D’estate l’insolazione è in parte mitigata dagli alti palazzi che stanno di fronte e tengono in ombra anche la strada asfaltata sottostante. Non è così facile fare quell’impianto poiché dipende dal posizionamento delle camere e dal punto di allaccio alla rete idrica e poi c’è da tenere in conto anche la qualità dell’acqua. Se è piuttosto dura e calcarea come in questa zona sono altri dolori! E la ferro-clorosi o clorosi-ferrica, la vogliamo menzionare? Esattamente come nel mio caso. Finisco di piangere con l’ultima, spero, disgrazia. Vogliamo parlare di parassiti? Ecco che il vento interviene subito appena il clima si va scaldando. Una bella folata di afidi o di altri ospiti indesiderati ed il servizio è completo. In pochissimo tempo c’è l’invasione. E allora vai con gli antiparassitari! Ma se non posso tastare la direzione del vento come i pellerossa inumidendomi il dito per via del divieto da Covid-19 è dura aspettare una bonaccia per non spruzzarmi addosso l’antiparassitario.
Per tutta la stagione (sì, stagione, passatemi questo termine) freddina i parassiti se ne stanno buoni rintanati da qualche parte e le piante, tutte, prosperano ripagando degli sforzi fatti e rendendo più lievi i patemi provati e a volte subiti in precedenza. E pensare che le coccinelle fanno un ottimo lavoro ma non sono sufficienti. Un pomeriggio di fine estate stavo con mia moglie sul balcone godendo dei caldi e piacevoli raggi del sole quando siamo stati quasi avvolti dalle coccinelle. Una nota allegra che mi ha fatto ricordare però a quando tanti anni prima, stupidamente, avevo ucciso delle loro larve che cercavano di nascondersi nella terra dei vasi. Non conoscevo il loro stadio evolutivo. Le avevo scambiate per insetti nocivi. Queste portafortuna le avevo in casa e non lo sapevo! Anche la conoscenza degli insetti è un aspetto importante nella lotta del balconaro. Da un opuscolo creato anni fa da Claudio Coppa avevo appreso alcune informazioni preziosissime sulla varia tipologia degli afidi. Ho osservato anche diversi tipi di vespine ma api pochissime nonostante cerchi di invitarle con fiori adatti. Ecco un’onesta operaia al lavoro! La notate col suo fardello di polline? Sembra che mi stia guardando domandandomi:’Beh? Mai visto gente che lavora?’.
Ho anche rivisto una volta sola dopo tantissimi anni la ‘sfinge del galio’ che grazie a internet ho conosciuto meglio. Vi invito a farlo. Quando ero bambino ne vedevo sovente alla finestra di casa mia che visitavano i gerani e un po’ mi facevano paura e un po’ mi incuriosiva il loro volo tipico, non sapevo fosse la farfalla-colibrì! Un fatto curioso e stupefacente risale all’anno scorso. Mentre stavo spostando dei vasi ho visto per qualche istante un piccolo geco grigio di circa 6-8 cm. Stavo sognando per caso? Forse una lucertola?
Fin da piccolo ho amato le lucertole che a volte riuscivo a catturare ma che poi, immagino con grande loro soddisfazione, lasciavo libere dopo averle studiate un bel po’. No! Non era nemmeno il geco portachiavi che avevo appeso lì fuori, questo era un geco proprio vivo ed aveva la caratteristica testa arrotondata non da lucertola! Un attimo dopo era sparito! L’ho pensato spesso in tutto questo tempo domandandomi come ci fosse arrivato e se mai l’avessi rivisto. Magari è stato trasportato suo malgrado insieme a qualche pianta mediterranea. Di lucertole non ne ho mai vista una qui vicino ma ce ne sono molte solo dall’altro lato della strada che confina con il grande prato sopra la ferrovia. Ci sono diversi balconi vicini e terrazzi ai piani più alti con piante da clima mediterraneo, ulivi, limoni, oleandri, gelsomini, piante grasse ecc… ma che arrivasse un geco proprio sul mio balcone questo mi ha lasciato esterrefatto. L’altro giorno mi sono affacciato su un lato del balcone per osservare una fioritura e lui o lei se ne stava sul bordo metallico (15 cm sono uno spazio ideale per un mini solarium) del balcone a godersi il calore del sole di mezzogiorno. Ma che ci faceva dato che è di abitudini notturne? Lungo circa una quindicina di centimetri non poteva che essere il geco dell’anno scorso! Un attimo dopo era sparito! Tutti i giorni a varie ore cerco di affacciarmi furtivamente sul balcone col il cellulare pronto a scattare una foto ma finora non s’è fatto più vedere. E invece eccolo! L’ho preso per la coda dietro al cactus! Poteva essere qualsiasi cosa anche un fotomontaggio e invece …
Quando ne stavo scrivendo speravo in un successivo incontro, ho nel frattempo cercato su internet qualche informazione sul piccolo rettile.
È proprio il geco comune o tarantola muraiola. Sono confortato dalle abitudini stanziali della specie, si allontanano raramente dai loro nascondigli quindi conto proprio di rivederlo e, chissà, allegarvi la sua foto. Anche le sue abitudini alimentari si adattano perfettamente al mio balcone e a quelli vicini e dovrebbe trovarsi bene, lo spero. La mia pazienza è stata premiata perché sono riuscito ad immortalarlo in momenti e giorni diversi .
In conclusione considerando anche questa apparizione e pensando anche alle mie coccinelle ed al mio amico geco come faccio adesso ad usare così a cuor leggero gli antiparassitari rischiando di uccidere questi preziosi collaboratori?
E in aggiunta ve la sentireste di scacciare una bella cavolaia come questa? Questa si era rifocillata su una pianta di ravanello che avevo lasciato fiorire appositamente. Per noi in città è diventato un evento vedere farfalle diurne che immortalo con foto qualora si facessero ritrarre e quindi proteggiamole quanto possibile! Escludo la terribile sudafricana di cui sopra! In città lo sfalcio sistematico delle zone verdi impedisce alle farfalle di nutrirsi e di riprodursi. Di quelle notturne ne trovo i segni del loro passaggio sulle foglie smangiucchiate dalle loro larve come le nottue che si cibano volentieri delle tenere foglie nuove del mio olivastro! Devo nuovamente citare e ringraziare Luca Maggiora per aver individuato questi ospiti indesiderati ed avermi suggerito il rimedio con antiparassitari mirati ed aver salvato ancora una volta il mio olivastro.
Vedete che cosa fa la nottua sui germogli teneri? Mentre con l’antiparassitario giusto gli stessi crescono tranquilli? Almeno per 15 giorni poi da ripetere perché quelle bestioline affamate aspettano solo un nostro attimo di distrazione. La cosa che invece non mi convince è che l’olivo del mio vicino di balcone non sembra avere alcun problema. Non posso vederlo da vicino ma quell’alberello cresce apparentemente senza problemi. In conclusione la morale è che bisogna osservare bene bene l’ambiente in cui ci si muove prima di mettere mano a qualsiasi essenza, cercare di adattarsi alla situazione; anche se poi si tiene tutto il verde che arriva, dai ciclamini alle poinsettie (stella di Natale) alle piante grasse in genere e tutti gli omaggi floreali tanto ormai siete conosciuti come ‘quelli del pollice verde’! Ma gli amici quelli più attenti vi regalano zelcove, carmone, serisse, ficus già belli nei loro vasetti bonsai appena arrivati dall’oriente non volendo certamente mettervi nei guai, anzi. A caval donato non si guarda in bocca e quindi fate buon viso e ringraziate, oh basta là! In ultimo, è di queste settimane l’ennesimo annuncio in pompa magna sui giornali dell’inizio dei lavori a settembre (2020?, vi giuro che a oggi 8 settembre non si vede ancora nulla) per la sistemazione a parco urbano del cosiddetto Parco La Clessidra questo che giace ai piedi del mio balcone. Alberi da frutto, giardini pensili, orti urbani, vialetti, area cani ecc… tutto bello e già promesso più volte. I fondi sono già stanziati in bilancio ma finché non finiranno i lavori dubito nella riuscita e conclusione del bellissimo e onorevolissimo progetto. Ne abbiamo sentite di tutte le risme e come sono nate sono morte per inedia o più comprensibilmente per mancanza di fondi certi dato che le necessità di bilancio impongono rettifiche non sempre comprensibili. Anche se restasse un grande prato com’è adesso non mi dispiacerebbe proprio e come me la pensano il gruppo di amici che frequentano questo spazio con i loro beneamati cani.
La mia Dori non frequenta in quanto sono tutti cani grossi e giovincelli e non riesce più a dettare la sua legge come un tempo, ha quasi 14 anni ed è il tempo della saggezza, meglio evitare. Si limita a protestare dal balcone ma loro non ci sentono proprio!
Questa nella foto è l’area nord-ovest da corso Galileo Ferraris fino a largo Orbassano. Sulla destra è il corso Enrico De Nicola. La parte sud-est va dal corso Galileo Ferraris fino a corso Turati di fianco all’ospedale Mauriziano. Forse ve lo racconterò un’altra volta.
(9 settembre 2020)

