di Mariano Sessa
Eh sì! Neanche più i santi possono stare tranquilli! Pensate, ad esempio, il 19 marzo il nostro San Giuseppe non potrà godere della fioritura del suo gelsomino: il jasminum nudiflorum! 
E’stato l’uomo in senso lato, cioè tutti noi, responsabile di ciò. Come mai dico questo? Piuttosto elementare Watson! Sono gli effetti del famigerato riscaldamento globale che sta provocando lo sconvolgimento delle stagioni. Cosicché il gelsomino di San Giuseppe fiorisce molto prima del suo calendario tradizionale ed arriva al 19 di marzo già sfiorito ed in piena vegetazione. S.Giuseppe ci perdonerà? Ora non lo si sente più dire ma qualche decennio fa si diceva, scherzando:’Non ci sono più le mezze stagioni!’. Purtroppo, non è uno scherzo ma una tragica realtà! L’inventore delle stagioni, sicuramente un contadino appassionato e fortemente interessato della Natura, inorridirebbe di fronte ad un simile cambiamento climatico così sconvolto ed assolutamente imprevedibile che stiamo vivendo. Oggi le quattro stagioni sono una prerogativa esclusivamente gastronomica (v. pizza) e sembra che quelle meteorologiche si stiano riducendo essenzialmente a due. Ce ne accorgiamo quando i segni sugli alberi sono molto evidenti: la caduta completa delle foglie e la completa fioritura delle piante con successiva esplosione del verde. Non certo dalla temperatura che a volte a Natale c’è un sole abbagliante e ‘primaverile’ e al primo di maggio si battono ancora i denti qui in pianura. In montagna l’inverno quasi non si sente più, nevica poco e quando lo fa son disastri. Quando poi si comincia a cuocere in pianura, in montagna si abbatte ancora qualche grossa nevicata. Le parti si sono invertite. A parte ciò, vi racconto le mie gioie ed i miei dolori vissute per questa essenza. Come l’ho conosciuta? Un mio cugino prima di traslocare dall’appartamento di fronte al mio mi regalò due o tre rami che teneva immersi nell’acqua in una bottiglia di plastica. Avendo visto che armeggiavo col ‘verde’ mi domandò se mi potessero interessare dato che avevano anche radicato e spiaceva gettare tutto nei rifiuti. Potevo dire di no? Lui non aveva il pollice verde e non avrebbe tardato ad eliminarli senza pietà. Poiché io invece non ho mai gettato nulla che non fosse assolutamente secco, volentieri accettai l’offerta e cominciai ad informarmi su questa pianta. Allora non era ancora socio del BCT. Messi in un vaso lungo le tre talee la appesi al muro lasciandole pendere così come avevo visto in giro scoprendo anche quanto fosse comune e frequente nei giardini pubblici e privati. L’anno dopo mi regalarono questa bella fioritura per averle accolte in casa mia.
Di quella mia pianta mi sono rimaste alcune foto. La posizione era ottima per l’inverno ma d’estate una vera tortura! Cosicché l’insolazione intensa ed un colpo di secco improvviso ne decretarono la fine gloriosa. Non avevo alcuna intenzione di utilizzarla ai fini bonsaistici finché non ho visto questa di Piero Rosso esposta alla Cascina Rocca l’anno scorso. Come vedete spunta dal bel mezzo di un tappeto di piantine grasse che cercherò di averne in regalo …
Non ci ho più riprovato finché tre anni fa mi sono fatto regalare alcuni rami dal custode di una casa vicina ed ho provato a farne attecchire qualche talea legnosa. Solo una di questa si è degnata di darmi la soddisfazione di farlo bene e di svilupparsi riempiendo di radici tutto il vasetto. Quest’anno per premiarla l’ho rinvasata spostandola solo in un
contenitore più grande e gli unici due rami prodotti l’anno scorso lunghi più di 60 cm hanno fiorito già agli inizi di febbraio. Di questa essenza ho visto un disegno su di un libro che ne raffigurava la coltivazione in uno stile tipo una specie di torre tirando in su i rami anziché lasciarli cadere naturalmente. Potrebbe essere in’idea esaltando la sua fioritura in maniera un po’ più evidente del solito e che potrei realizzare sfruttando lo spazio in altezza, tenendo corti i rami vicino alla colonna. Infatti, se i rami sono sparsi e radi questa pianta passa quasi inosservata, io ci provo. Avrò sicuramente altre talee a disposizione per studiarne qualche altra ‘diavoleria’. Più o meno nello stesso periodo fiorisce anche la forsythia che è la solita esagerata. Dall’autunno scorso ne possiedo una varietà (Marée d’or) che in prospettiva potrebbe diventare una piccola ceppaia ma c’è del lavoro da fare dato che alcuni rami bassi si ostacolano a vicenda in maniera piuttosto disordinata. Ho notato però che districando la matassa di rami e radici posso ricavarne altre piantine. La fioritura, tanto per cambiare, è stata una vera esplosione di giallo. È comunque sempre una bella avventura!

