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Articoli

Cronaca di un'emozione
Con l'entusiasmo negli occhi
Festa di primavera 2009 della Scuola d'Arte Bonsai
Tuffo in un altro Giappone
La bellezza dello Spazio: ``I vuoti e i pieni in un Bonsai``
Una dimostazione a Lodi
Cronaca di un'emozione
di Piero Rosso

Domenica 17 marzo 2002. Ore 7.30 sotto casa di Claudio. Inizio di una domenica emozionante: partecipo come rappresentante del Bonsai Club Torino al Concorso per il miglior bonsaista  2002 del Coordinamento. Che responsabilità rappresentare il mio Club. Partiamo (Claudio, Mauro ed io). A Venaria raccogliamo Giorgio. A Meda troviamo Massimo. Sono i miei “supporters”. Appena arrivati, di corsa a visitare la mostra. Bella, ben curata, in una bella cornice. Alle 9.45 vengono sorteggiate le piante e via a lavorare (veramente è un divertimento, non un lavoro).

Guardo la pianta che mi è stata assegnata (bella, un tronco grande con buon movimento, due più piccoli), la studio, cerco di ricordare tutti i suggerimenti di Mario (sono un suo allievo, grazie Mario), i rami da tenere, quelli da tagliare, quelli da piegare, quelli da alzare. Faccio un triplo tronco, tengo solo quello più grande?? Alla fine decido per un doppio tronco. Alle tredici pranzo (anche se abbiamo rischiato di non trovare la trattoria perché ci siamo persi per Meda). Nel pomeriggio ultimo filo, ultimi ritocchi e attesa del “verdetto” della giuria. Mi spiace. Non sono riuscito a portare la targa del vincitore al Club, ma sono ugualmente soddisfatto di come è venuta la pianta (quando la rinvaserò in un vaso più piccolo la porterò a vedere).

Un grazie al Club per avermi candidato dandomi la possibilità di confrontarmi con altri bonsaisti.Grazie a Mario e a tutti gli istruttori e soci anziani del Club che tutti i giovedì di riunione suggeriscono, dimostrano, consigliano, dando al possibilità a tutti di crescere bonsaisticamente. Complimenti al Pasquè Bonsai Club per la mostra e per la qualità delle piante messe a disposizione dei concorrenti. Un ciao a tutti .

Con l'entusiasmo negli occhi
di Mauro Coppa

La cosa che più conta per riuscire a fare bonsai in modo corretto è metterci tutto l’entusiasmo di cui si è capaci. L’hanno dimostrato l’8 Aprile i 10 partecipanti al seminario con il Maestro Hideo Suzuki. Erano anni che il Bonsai Club Torino non organizzava giornate di lavoro con personaggi esterni, perché le adesioni erano pressoché nulle. Ragion per cui avere una decina di persone, con gli occhi scintillanti per l’emozione, che lavorano delle splendide piante, è stato un successo al di là di ogni più rosea aspettativa! Alla proposta dell’iniziativa, qualche timore di non raggiungere un numero sufficiente di iscritti c’era. Fortunatamente, però, la voglia di cogliere un’occasione imperdibile ha avuto la meglio: non capita tutti i giorni di lavorare con un personaggio del livello del Maestro Suzuki, immersi nella Natura, in ottima compagnia e con una spesa contenuta!
Si è capito che sarebbe stata una giornata eccezionale già dai volti eccitati dei partecipanti, ma ancor più dall’esclamazione di contentezza e di meraviglia che ha pronunciato il Maestro scendendo dalla macchina: “Oooooh!!!”. Si è immediatamente fiondato in esplorazione tra il materiale degli allievi, commentando compiaciuto: nessuno però ha capito esattamente cosa dicesse, perché era stato talmente fulmineo nello slancio, che l’interprete, la signora Sawa Nakamura, , non aveva ancora avuto il tempo di mettere il naso fuori dalla macchina!

Esauriti rapidamente i primi convenevoli, il Maestro ha spiegato di voler iniziare subito a lavorare, perché le piante erano molto impegnative, il tempo a disposizione ridotto ed era sua intenzione sfruttarlo al 100 %, per poter seguire al meglio tutti per l’intera giornata. Un commento generale su ogni pianta, e tutti all’opera! Durante le lavorazioni “saltellava” da un allievo all’altro, dispensando consigli e dando utili indicazioni: sprigionava una gioia ed un’energia tali, da trasmetterne altrettante in ognuno di noi.
Poi improvvisamente un “Hi choto!” pronunciato a gran voce per chiamare tutti a raccolta davanti ad un intervento portato come esempio per delle spiegazioni importanti, e di nuovo tutti alle proprie postazioni.
Il gruppo si presentava oltremodo vario: dagli allievi della succursale della Scuola d’arte Bonsai di Mario Sandri, ai neo allievi del Maestro, ai quasi diplomati, ai semplici soci; c’era perfino un istruttore! Questa presenza merita particolare rilievo, perché, purtroppo, sono pochi gli istruttori che, come Fiorenzo, accettano di lavorare insieme a persone meno esperte in posizione di parità, per la sola voglia di fare bonsai e di trascorrere una giornata insieme al proprio Maestro. È la dimostrazione che non si smette mai, e non bisogna mai smettere, d’imparare. Anche il materiale da lavorare era molto diverso: dagli Yamadori (piante raccolte in Natura) mio, di Dino, Mario, Roberto e Fiorenzo, ai prebonsai di Silvia, Massimo, Eugenio e Piero, al ginepro da giardino di Pietro; comunque tutti esemplari di ottima qualità. Dopo tanta fatica un momento di ristoro: un lauto pasto, preparato dal Presidente, con la collaborazione dei partecipanti: cuochi, panettieri, vinai e salumai. Il Maestro ha apprezzato talmente che ha promesso di tornare in qualunque momento a patto di mantenere fisso il menù in qualità e quantità.!
Dopo caffé e “pösacafè” i lavori sono ripresi e si sono protratti fino a pomeriggio inoltrato. Per dare un esempio della passione e della determinazione dei partecipanti basta ricordare gli abbocchi di Roberto, il panettiere, sveglio dalla sera precedente e reduce da una notte di lavoro: metteva il filo sul suo pino combattendo contro il sonno a colpi di caffé! Il pomeriggio è stato anche allietato dalla visita di Alberto, che ha intrattenuto tutti con scherzi, battute e fotografie. Al termine degli ultimi ritocchi, la consegna degli attestati di partecipazione ed il discorso conclusivo del Maestro. Ha ribadito il suo legame con il nostro Club, che l’ha accolto fin dal suo primo arrivo in Italia; si è complimentato con tutti gli allievi per il materiale portato e per l’ottimo lavoro svolto, sottolineando che il Bonsai Club Torino, grazie all’opera dei suoi numerosi istruttori, ha raggiunto una qualità che pochi altri Club vantano. Contentissimo e soddisfatto della giornata trascorsa, si è reso disponibile a ripetere l’esperienza l’anno prossimo. Appena tradotte queste ultime parole, molti dei presenti hanno già prenotato un posto con largo anticipo!

Al termine del discorso di chiusura il Presidente ha espresso i ringraziamenti a tutti a nome dell’intera associazione ed ha consegnato al Maestro una targa in ricordo della giornata. Abbiamo però pensato che, in virtù del rapporto che lega reciprocamente noi e il Maestro, oltre ad un omaggio formale, sarebbe stato significativo offrirgli un pensiero simbolico. È stato fatto inquadrare un ideogramma: “Amore e rispetto”, tradotto dalla signora Nakamura, che esprimesse i nostri sentimenti verso di lui. Il Maestro si è detto molto onorato di ricevere un dono con un così forte significato, ancor più dal Bonsai Club Torino, cui è molto legato. Un pensiero anche per la sua nota golosità: una bottiglia di Bicerin, che aveva assaggiato ed apprezzato durante il pranzo. Al termine della giornata, stanchi, ma soddisfatti, Maestro e allievi sono tornati a casa, con negli occhi ancora l’entusiasmo di chi riscopre per l’ennesima volta il piacere di fare bonsai.

Festa di primavera 2009 della Scuola d'Arte Bonsai

Nelle fotografie allegate, potete vedere alcuni momenti esemplificativi delle due giornate: alcuni momenti della lavorazione del Juniperus Chinensis (Sergio), e della lavorazione del Juniperus Procumbens (Cinzia), insieme al Maestro, ed alcune immagini generali della sede di lavoro, in tutti i sensi “baciata dal sole”.

di Cinzia Bomarsi e Sergio Peano

Cinzia ed io abbiamo partecipato alla Festa di Primavera del 21 e 22 marzo 2009, che ormai è diventata un evento nazionale (e non solo) per noi amanti dell’Arte Bonsai.

La festa si è tenuta come di consueto presso il Country Hotel Il Carrettino a Rivalta Scrivia, un ambiente idoneo alla manifestazione, con ampie sale ed ampi spazi esterni dove hanno avuto luogo numerosi eventi. Tra questi, l’ultima sezione del Corso Istruttori (16° Corso), che ha consentito ai partecipanti di ricevere direttamente dalle mani del Maestro Keyzo Ando il diploma di Istruttore, e la mostra bonsai (dedicata a Franco Saburri, Istruttore prematuramente scomparso) dove erano esposti lavori preparati dai neodiplomati, tutti di alto contenuto artistico ed evocativo. I neodiplomati con questa esibizione hanno veramente “dato mostra” di quanto valgono, e anche di quanto la qualità dell’insegnamento che si riceve presso la Scuola d’Arte sia di alto livello.

Negli spazi esterni si è tenuto il tanto atteso Mercatino: erano presenti numerosi stand per la vendita di materiali connessi all’arte bonsai, cioè vasi, attrezzi, bonsai di vario genere ed età, e piante. Queste ultime erano di particolare interesse, di varia natura , caducifoglie e conifere, e provenienti da varie aree geografiche. Spesso le piante erano già impostate a prebonsai, ed idonee per una definitiva lavorazione. In genere, i costi erano abbordabili rispetto alla qualità degli esemplari, e la scelta permetteva di soddisfare tutti, anche i bonsaisti più esigenti e quelli come noi, alla ricerca di piante non impegnative da usare nei nostri primi approcci.

La partecipazione è stata molto soddisfacente. Si puo’ certo parlare di partecipazione entusiastica per noi, ma anche per tutti coloro che sono arrivati alla Festa da varie parti d’Italia, alcuni anche dalla Francia, dalla Svizzera e dalla Germania, e le due giornate non ci hanno fatto mancare intense emozioni.

Anche noi ci siamo fatti trasportare sull’onda dell’entusiasmo e ci siamo iscritti al primo corso della Scuola d’Arte, con la ferma intenzione di arrivare fino in fondo. Per amor di conoscenza, come disse Ulisse (Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno canto XXVI)

”fatti non foste a viver come bruti
ma per seguir virtute e canoscenza”

ai suoi compagni per spronarli a compiere il viaggio oltre le Colonne d’Ercole, i confini del mondo, all’epoca di Dante. Non trovate che per noi, amanti del bonsai, si possa vedere un’analogia tra la nostra voglia di conoscere i confini del mondo di oggi, l’Estremo Oriente, attraverso le sue arti, ed il viaggio di Ulisse? Il paragone forse è un po’ ardito, certo è che il dedicarsi all’arte bonsai è un pur esso un viaggio, ma dentro di noi e verso i confini del nostro spirito.

Dopo l’iscrizione alla Scuola d’Arte, abbiamo partecipato al Workshop di Tecnica Bonsai con il Maestro Ando. Il workshop è consistito nella lavorazione di piante a nostra scelta per tutti e due i giorni della manifestazione. Il posto era all’aperto, in una bella cornice di verde e di campagna, per cui essendo tutte e due le giornate baciate da uno splendido sole, lavorando le nostre piante ci siamo pure abbronzati. Doppia soddisfazione!

Io avevo portato un bell’esemplare di Juniperus Chinensis, un prebonsai che Cinzia mi aveva regalato e che conservavo gelosamente da lungo tempo per lavorarlo in un’occasione davvero speciale. E quale occasione avrebbe potuto essere migliore di questa! Cinzia invece ha iniziato la sua “performance” lavorando un bell’esemplare di Juniperus Procumbens. Durante le due giornate, il Maestro Ando è stato sempre la nostra attenta e disponibile guida, girando tra i tavoli per seguire con i meno esperti, l’impostazione della pianta e tutto il processo di lavorazione, o per dare un consiglio a coloro che già le idee le avevano chiare. Preziosa e molto gradita è stata la partecipazione della Sig.ra Sawa Nakamura la quale, con precisione ed infinita pazienza (senza contare la sua competenza nell’arte bonsaistica), ha sempre seguito il Maestro per tradurre dal giapponese commenti e consigli, e le nostre domande.

Cinzia ha lavorato la sua pianta in stile a cascata (kengai), mettendo decisamente in evidenza lo spirito che il suo ginepro aveva già dentro di sé.

Io invece non avevo ancora capito a fondo le potenzialità artistiche della mia pianta, come prima ispirazione avrei potuto optare per un bunjin, grazie al suo tronco appena un po’ sinuoso ed allungato. Ero per questo già pronto a sacrificare gran parte dei rami esistenti. Il Maestro invece, alla prima occhiata, ha intuito quale trasformazione sarebbe stata la più consona a questa pianta, è stato chiaro che la forma del mio ginepro era adatta alla preparazione di un mojogi. Ho sfoltito ampiamente i rami dall’eccesso di vegetazione, poi, sempre con la supervisione del Maestro, ho messo accuratamente il filo. Alla fine della applicazione del filo, che mi ha impegnato per tutto il pomeriggio della prima giornata, con il Maestro Ando ho dato forma alla pianta, accentuando leggermente le curve del tronco, ed impostando una forma delicatamente aperta dei rami e dei piccoli palchi che erano stati creati. Insomma, è stata una grande soddisfazione quando l’opera si è compiuta sotto le mie dita e davanti ai miei occhi!

Tuffo in un altro Giappone
di Mauro Coppa

Ebbene sì, eccomi nuovamente di ritorno dal Paese del Sol Levante! Ed il secondo viaggio è concluso!

Oltre a tantissimi nuovi luoghi ed amici, questo secondo viaggio ci ha offerto un’opportunità unica: quella di uscire dal contesto nipponico turistico classico e delle grandi città e di fare un tuffo in un altro Giappone, contadino, rurale, genuino, autentico, il Giappone della campagna intorno a Fukushima, quello del Maestro Abe.

Nelle ore di viaggio da Tokyo a Fukushima l’attesa lasciava all’immaginazione un giardino come quelli visti fino a quel momento: perfetti, curatissimi, stratosferici, ma, anche in parte quasi artefatti; analogamente all’ospitalità dei loro proprietari: impeccabile, generosa, ma molto formale, forse di facciata, quasi un sorriso apparente.

Al nostro arrivo invece uno scenario completamente diverso davanti ai nostri occhi: Un giardino fangoso per le recenti nevicate e piogge ed un maestro che ci accoglie in tuta da lavoro, con gli stivali, ridendo e saltellando come un grillo, insieme a moglie, figli e vicini!

Subito in casa per offrirci uno spuntino e un benvenuto ufficiale. Casa tradizionale giapponese, semplice e frugale, ma accogliente e spontanea, come i padroni.

Il giardino del Maestro Abe rispecchia molto il contesto rurale in cui si colloca: molto scarno di abbellimenti, con bancali rustici, nessun camminamento se non la terra battuta; anche i suoi bonsai sono semplici, eleganti, molto naturaliformi, diversissimi dall’artificiosità perfetta di quelli classici, ma non per questo incolti o trascurati. Nelle forme dei tronchi e dei palchi una semplicità schietta, genuina, naturale e raffinatissima

Dopo una libera visita tra i suoi Pini pentaphylla secolari, il Maestro ci ha accompagnati a fare la spesa di pini nel campo di una sua anziana vicina: qualche centinaia di metri quadri di pini pentaphylla di 30-40 anni di coltivazione, ad un prezzo ridicolo, tra cui scegliere quelli da farsi zollare e portare a casa in valigia! I bonsaisti impazziti a saltellare da un cespuglietto all’altro, increduli, sbalorditi ed ubriachi di tutti quei tronchi spettacolari, quel materiale di alta qualità, mai visto tutto insieme in vita propria!

Al termine degli acquisti, tutto il gruppo (23 persone!) invitato a pranzo! La signora Abe ha coinvolto il vicinato per cucinare il pasto casereccio per tutti noi. Ovviamente sachè a fiumi, scherzi, risate ed il pasto si è trasformato in un vero e proprio momento informale di festa tra amici, con gara per chi faceva bere più sachè al Maestro, un “campai” dietro l’altro!

Dopo il pranzo il Maestro Abe ha messo a nostra disposizione alcuni dei suoi pini (e che pini!) da lavorare per farci fare un seminario gratuito!

Increduli per l’opportunità ed estasiati del materiale che ci trovavamo davanti, noi bonsaisti in fregola abbiamo iniziato, sotto la un po’ brilla, ma comunque attenta ed ineccepibile, guida del Maestro a lavorare alacremente: potare, legare ed impostare! Al calar del sole, sotto una potente e suggestiva nevicata, al caldo nel laboratorio del Maestro, i tre gruppi di bonsaisti (1 – Io e Pino; 2 – Luca e Mario; 3 – Franco, Luigi e Davide) terminavano gli ultimi ritocchi, con i consigli del Maestro.

Dopo la fatica/piacere del seminario, nuovamente ospiti a merenda: mentre fuori al freddo grandi fiocchi bianchi continuavano a cadere copiosamente, in casa Abe thè, sachè, dolci fatti in casa, canti e recite riscaldavano l’ambiente e i cuori, e facevano da degna conclusione ad una giornata meravigliosa, di bonsai, di festa e di amicizia, in un Giappone forse tanto vero ed accogliente, quanto raro da incontrare in un viaggio turistico.

Sfiniti ed ebbri per la giornata (e qualcuno anche per il sachè!) siamo rientrati tutti in albergo. L’eccitazione della giornata è stata tale che da sveglio, chiudendo gli occhi, vedevo pini pentaphylla e sorridevo fin che mi facevano male le guance!

Una giornata che è valsa l’intero viaggio!

Al termine delle poche righe che avevo scritto al rientro dal primo tour nipponico rivelavo che il sogno nel cassetto di andare in Giappone aveva lasciato posto a quello di ritornarci… come da pronostico: dopo il primo, il secondo viaggio, … e si pensa già al terzo! Il Giappone è come una droga: provoca dipendenza e, una volta provato, non se ne può più fare a meno!

Foto 1: Casa Abe
Foto 2: Una pianta del Maestro
Foto 3: Una pianta del Maestro
Foto 4: Una pianta del Maestro
Foto 5: La scelta dei pini pentaphylla in campo
Foto 6: Pranzo in famiglia
Foto 7 : Campai!
Foto 8: Materiale di partenza per il seminario
Foto 9: Il Maestro ascolta le nostre spiegazioni sulle piante
Foto 10: Dopo aver tagliato i rami superflui, fatto la pulizia degli aghi, messo il filo, si procede all’impostazione
Foto 11: Il Maestro apporta gli ultimi ritocchi
Foto 12: Autori e Maestro a lavoro ultimato
Foto 13: Il giardino del Maestro sotto la neve
Foto 14: Foto di gruppo

La bellezza dello Spazio: ``I vuoti e i pieni in un Bonsai``

Dal Bonsario n° 13 Aprile 2004

di AntoniRupo

 

In Occidente il vuoto” o “nella creatività un ruolo importante, specialmente nella musica Spazio” assume in tutte le discipline artistiche e e nella fotografia artistica.
E’ impensabile comporre un testo musicale, dipingere una tela o scolpire una materia senza interporre spazi fra suoni, oggetti e soggetti. Ma, purtroppo, sempre in Occidente molte persone considerano il “vuoto” come mancanza del “pieno” e se questo si estende oltre una certa misura, viene considerato una mancanza del pieno stesso; un’opera povera, spoglia di contenuti. (Teoria dell’addizione occidentale).
Contrariamente in Estremo Oriente viene apprezzato, amato e goduto in modo sensuale, elevato a livello d’espressione spirituale.
Il “Vuoto”, oltre che in tutte le forme artistiche, viene esteso a tutte le forme religiose, filosofiche e comportamentali.(Teoria della sottrazione Estremo Orientale).
In Estremo Oriente è inteso anche come una forma di rispetto nei confronti dell’osservatore, il quale ha la possibilità di stimolare la propria fantasia e la propria cultura.

Personalmente, ho imparato ad “osservare” e apprezzare il “Vuoto facendo Bonsai; essendo il Bonsai una creazione artistica, antica e tipicamente orientale.
Il Maestro Hideo Suzuki, docente della “Scuola d’Arte Bonsai”, negli ultimi corsi, con umiltà, semplicità e perizia, ci ha introdotti alla conoscenza del senso estetico Giapponese, il quale si fonda sul concetto del nulla dello Zen, cioè la forma essenziale, ripulita da qualsiasi elemento superfluo.

Questo modo di concepire, apprezzare e godere le cose, è presente in ogni forma d’arte giapponese, come nella poesia Tanaka Haiku, nella cerimonia e negli attrezzi del Te, Suiseki, Pittura, Bonsai ecc.

Come già detto, proprio con il Bonsai sono riuscito ad apprendere meglio questo concetto di estetica.

Modellando un Bonsai non si può e non si deve trascurare la bellezza dello spazio.
Sono molto importanti i vuoti e i pieni che si creano fra i rami e il tronco, tra il tronco e gli impalchi fogliari, tra la pianta e il vaso, gli spazi disuguali nella realizzazione di un bosco, nell’esposizione nel Tokonoma o negli espositori.
Io penso che bisogna esprimere umilmente il proprio pensiero, realizzando una bella forma in una pianta con il minimo dei rami, creare i vuoti eliminando tutti gli elementi inutili e superflui, solo così è possibile impostare un Bonsai capace di suscitare una sensazione gradevole e pacifica della natura e nell’anima di chi lo osserva.

Concludo invitando e raccomandando a tutti i nuovi appassionati del Bonsai, che, impostando a Bonsai una nuova pianta, non vi è nulla da temere nell’eliminare molti rami superflui e/o “nati” in punti sbagliati, poiché ne sono sufficienti pochi, nei punti e nei modi giusti per ottenere un grande effetto,oltretutto, nel Bonsai il “Vuoto” evidenzia e esalta al massimo il “Pieno” pulito e nitido, suscitando un sentimento o uno stato spirituale sereno e raffinato a chi l’osserva.

Una dimostazione a Lodi
di Mauro Coppa e Luca Maggiora

In occasione della IV Mostra Bonsai e suiseki del Coordinamento Bonsai Piemonte e Lombardia, è stata organizzata una dimostrazione in contemporanea di alcuni Bonsai Club , che ha creato uno splendido momento di confronto, utilissimo per la crescita del livello bonsaistico di tutti. Il bonsai Club Torino ha partecipato impostando un grosso Juniperus fizteriana di Luca Maggiora, lavorato con la mia collaborazione.

Avevamo raccolto la pianta assieme nel giardino dell’hotel “ Il Carrettino” , sede dei Corsi della scuola d’arte bonsai del Maestro Hideo Suzuki, in occasione del nostro X corso, la primavera del 2002. Era un grosso cespuglio informe che risultava d’impiccio al giardiniere dell’albergo perché era stato piantato vicino ad un tombino e, crescendo, lo stava danneggiando con le radici.

Al momento della raccolta abbiamo scelto la linea futura del bonsai e abbiamo eliminato tutti i grossi rami superflui, riempiendo un intero carretto di ramaglie. La pianta si divideva in due tronchi di diametro simile ad una decina di cm dalla base: abbiamo scelto quello con maggior movimento e conicità e che avesse la chioma abbastanza vicina al tronco per poter effettuare una futura impostazione senza dover attendere troppi anni; l’atro tronco è stato eliminato direttamente.

Luca ha caricato in macchina la pianta zollata e al termine dei tra gironi di corso, l’ha portata a casa sua e l’ha invasata. Il ginepro non ha avuto nessun problema di attecchimento e ha iniziato presto a vegetare. Viste le ottime condizioni di salute abbiamo deciso di dargli già la prima impostazione durante la manifestazione di Lodi.

Abbiamo iniziato eliminando ancora la parte della vegetazione superflua rimasta. Il secondo passo è stato quello di sbozzare i grossi monconi di legna secca, rimasti dal taglio dei grossi rami al momento della raccolta, evidenziando le vene vive di scorrimento della linfa. Il lavoro di rifinitura sarà fatto in un secondo momento.

Il problema era che la chioma si trovava prevalentemente nella parte alta della pianta, a causa delle grandi dimensioni del cespuglio precedente,; in particolare su un ramo unico e abbastanza grosso.

Per poter dividere la chioma, abbiamo spaccato longitudinalmente a metà il ramo, con l’ausilio di un fessuratore. Con una sgorbia abbiamo eliminato la parte interna dal legno morto, da entrambe le metà, che rendeva il ramo rigido, poco elastico e difficilmente modellabile.

Abbiamo creato un’armatura con del filo di alluminio disposto parallelamente alle due metà del ramo per conferirgli maggiore sostegno e facilitare la tenuta della piega. Abbiamo fasciato le due parti e le rispettive armature con della gonna per contenere eventuali fratture dovute alla torsione successiva.

Infine abbiamo applicato normalmente del filo di rame e abbiamo piegato le due metà, con l’aiuto di tiranti.

Una parte è stata abbassata creando un grosso palco che da la direzione alla pianta, l’altra metà è stata spostata e torta verso il retro ed è andata a costituire il ramo di profondità e il secondo ramo a sinistra. Il lavoro è proseguito con l’applicazione del filo anche sui rami più piccoli.

Successivamente sono stati disposti in modo da creare la struttura di base dei palchi, tale da permettere il passaggio della luce all’interno della vegetazione e favorirne lo sviluppo. L’obiettivo futuro sarà quello di far rinvigorire la pianta per permetterle di affrontare una seconda lavorazione volta ad un ulteriore selezione della chioma e alla rifinitura della legna secca e delle vene vive.

Le ultime due foto mostrano la pianta prima e dopo l’impostazione della chioma.

Bonsai Club Torino - Lodi8
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