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Club aderente
al Coordinamento Bonsai Piemonte Lombardia
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Un Ishizuki da un mucchio di lava
La lava, sebbene sia di solito un materiale friabile, si presta per la sua colorazione scura a vari impieghi in ambito bonsaistico. Ed è proprio per questo che nell’estate del 1999 con uno dei nostri soci (Maria Teresa Volontario) in vacanza a Pantelleria, panorama vulcanico naturale, concertammo la raccolta e la spedizione di materiale lavico per il club. Il trasporto, purtroppo, lasciò ben pochi pezzi intatti, riducendoli quasi tutti a dimensioni tali da essere utilizzabili soltanto come piccoli vasi per le erbe di compagnia. Solo quattro pezzi superstiti erano di discrete dimensioni.
L’idea fu di eseguire il lavoro di composizione durante le imminenti vacanze di Natale ritrovandosi quanti più possibile nella casa di montagna del ns. Presidente Claudio Coppa. Causa le
condizioni meteorologiche a lungo avverse riuscimmo a trovarci solo in quattro:
Mario Sandri, Giorgio Vinassa e i padroni di casa Claudio e Mauro Coppa. Dopo
alcune prove abbiamo trovato la posizione “naturale” delle quattro
Dopo
questa operazione le quattro parti sono
Lasciata
asciugare per qualche tempo, l’abbiamo portata in gennaio ad una serata del
Club, dove con tutti i soci abbiamo valutato quale potesse essere l’idea
migliore per realizzare un Ishizuki accettabile.La soluzione giudicata da tutti
come la più gradevole era quella che prevedeva l’uso di una sola conifera per
la parte medio alta, decisa in un cedro, e di alcuni Cotoneaster per la parte
bassa, come caducifoglia. Nel
proseguimento della serata molti soci, giovani e Si
trattava ora di trovare la pianta adatta. Non è stato facile, ma alla fine il
buon Giuseppe Sgadari, ha scovato il cedro adatto. Ed è stato così che in una
sera dello scorso novembre un gruppo ben nutrito di soci si è dato un gran da
fare per mettere su le piante. Armati di keto, akadama, filo e quanto altro
potesse occorrere si sono preparati sia il terriccio che le piante. Il terriccio
lo abbiamo ottenuto mescolando il keto con un po’ di akadama finissima,
impastando con acqua il tutto in modo da ottenere un composto malleabile e
morbido ("come il lobo di un orecchio" come dice il Maestro
Hideo Suzuki). Un impasto troppo duro o troppo molle non potrebbe aderire alle
rocce. Un primo strato di terriccio è stato fatto aderire alla roccia nella
parte dove sarebbero state collocate le piante, dopodiché è stato applicato
loro il filo solo sul
Su questo
strato è poi stato applicato un manto di muschio bloccando le zolle più
instabili con piccoli fermagli di filo.(foto 12) Anche qui si è cercato
di riprodurre l’effetto più naturale possibile utilizzando muschi di colori
diversi. A
conclusione del lavoro sono stati posizionati i rami delle piante nel loro
aspetto definitivo. (foto13) È stata
una serata entusiasmante perché tutti si sono sentiti coinvolti e soprattutto
perché a dare il contributo maggiore sono stati i meno esperti, compreso chi
socio non era ancora, ed hanno
trovato il coraggio di osare sotto la guida di Mauro. Dopo due ore di duro lavoro, spese soprattutto per impostare il cedro, sporchi, ma felici il risultato ottenuto è quello che si può vedere nella foto.(foto 14) Siamo stati tutti d’accordo, e forse siamo un po’ presuntuosi, nel convenire che con le limitate risorse a disposizione l’Ishizuki sia riuscito abbastanza bene. Oggi a distanza di oltre sei mesi siamo anche felici di aver visto le piante attecchire e reagire positivamente. Adesso dovremo lavorare sull’impostazione della chioma per portarla alla forma definitiva
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